Percorsi di Counseling come sostegno alla genitorialità

Il Counseling si può definire come una relazione d'aiuto di tipo professionale tra un soggetto detto Counselor, e uno denominato cliente, che si realizza attraverso un percorso strutturato di alcuni incontri.

La finalità di tali incontri riguarda la focalizzazione di un problema specifico, che provoca al cliente senso di smarrimento e disagio. Il Counselor ha il compito di aiutare quest'ultimo ad attivare risorse proprie per gestire la situazione problematica senza giudicare o suggerire soluzione predefinite. Il Counseling, non opera tramite l'effettuazione dì diagnosi, che possono far sentire la persona in difficoltà ingabbiata in una definizione preconfezionata, e non si propone come psicoterapia di lunga durata, ma opera sul problema contingente, aiutando la persona in situazione di disagio a vedere l'elemento problematico da altre prospettive, e a trovare e ad attivare soluzione creative e costruttive originali, per affrontarlo, con maggiore consapevolezza e senso di realtà.

Il progetto

Old School ha pensato di presentare un servizio di counseling come sostegno alla genitorialità, poiché dall'alto della sua decennale esperienza nell'ambito della didattica privata, ha avuto modo di conoscere e approfondire da vicino il delicato mondo dei rapporti genitori-figli in quel periodo così difficile e burrascoso chiamato "adolescenza". In questa fase spesso capita che il genitore si senta incapace di gestire il figlio, che gli appare lontano e sconosciuto, e viceversa accade per il figlio. Si tratta di problemi nel gestire la comunicazione e la relazione che portano a fraintendimenti a catena, a frustrazioni e sensi di colpa da ambo le parti.

Sostegno alla genitorialità

Il sostegno alla genitorialità lavora in modo operativo rispetto a problemi specifici nell'ambito del rapporto genitore figlio, facendo alcuni esempi pratici: come sostenere un figlio che appare distratto e con un rendimento scolastico insufficiente, oppure come avvicinarsi ad un figlio che comunica poco, o come gestire un figlio eccessivamente ribelle o remissivo ecc. Il counselor naturalmente, non deve dispensare istruzioni o consigli, anzi deve porsi come facilitatore di una comunicazione difficoltosa o che si è interrotta, senza creare ansie o sensi di colpa, proponendo la situazione al cliente sotto un'altra prospettiva, magari quella del figlio e aiutando il cliente a trovare una sua propria originale soluzione, attivando energie e creatività che al momento appaiono bloccate.